La sua città, i suoi luoghi, la sua storia raccontata attraverso una serie di straordinari capolavori: da Caravaggio a Ribera, da Artemisia Gentileschi al Guercino. Dal 9 maggio al 19 luglio, Pisa rende omaggio al suo più celebre cittadino, Galileo Galilei, in occasione del IV centenario delle prime osservazioni astronomiche, ospitando la mostra "Il cannocchiale e il pennello. Nuova scienza e nuova arte nell’età di Galileo". Nella suggestiva cornice di Palazzo BLU, il nuovo spazio espositivo appena inaugurato sul Lungarno, una grande mostra racconta, attraverso 150 opere, l’intero percorso umano e intellettuale del grande scienziato, evidenziando la fitta trama di relazioni con cui le scienze e le arti si trovarono a rispondere alla "rivoluzione" galileiana.

Evento tra i più significativi dell’anno galileiano, la mostra pisana offre al visitatore l’opportunità di conoscere le vicende del grande scienziato e la loro influenza sulla cultura figurativa del tempo. Organizzata in sezioni, prende avvio dall’atto di Battesimo del grande scienziato, nato a Pisa nel 1564, e ci introduce ai suoi primi anni di formazione, tra Pisa, Firenze e Padova. Accanto ai capolavori di Aurelio Lomi, Passignano e Arcimboldo, è possibile ammirare oggetti, strumenti, libri, manoscritti e inediti autografi.

Con la straordinaria Incoronazione di spine di Caravaggio si apre la seconda sezione, che documenta le molteplici connessioni fra le arti e le scienze tra la fine

del XVI secolo e l’inizio del XVII. La moda coeva delle Wunderkammern è il tema della successiva sezione, evidenziando l’atteggiamento critico di Galileo verso gli "ometti curiosi"e le raccolte di curiosità.

Gli interessi artistici dello scienziato sono l’elemento centrale della quarta sezione, documentati dall’amicizia che unì lo scienziato al pittore Ludovico Cardi detto il Cigoli, con numerosi suoi capolavori.

La pubblicazione del Sidereus Nuncius e il suo impatto sulla cultura del tempo, ben evidenziato nei capolavori di Elsheimer, Ribera e Callot, caratterizza la quinta sezione, mentre, in quella successiva, sono esposte le tele dei maggiori artisti che subirono l’influenza di Galileo, da Artemisia e Orazio Gentileschi, a Francesco Furini, Filippo Napoletano, Jacopo da Empoli.

Dopo l’immaginaria ricostruzione della piccola quadreria che Galileo custodiva ad Arcetri nella stanza dove morì, nel 1642, la mostra si conclude con il ritratto più celebre dello scienziato, eseguito da Justus Suttermans, ancora oggi simbolo e icona della scienza moderna.